In Treno

Oggi vorrei parlare di un particolare del viaggio: il Treno. E di tutto quello che per me significa. Quelle due rotaie che scorrono li sempre vicine ma che non si incontrano mai.

È sempre una questione di luce.

Il tema viaggio ritorna sempre nella nostra vita e ritornerà, come vedrete, spesso nelle mie foto. Perché alla fine è tutto un grande viaggio, per arrivare poi chissà dove. 

Ho preso il mio primo treno (regionale Petacciato-Pescara) per andare a stare un paio di giorni da mia sorella che era all’università. Armato di un biglietto ero diretto verso il capotreno per segnalare nella piccola stazione da cui ero partito non era possibile obliterare il biglietto.

Come prima esperienza è stata abbastanza veloce e anonima. Un’ora passata a guardare gli altri passeggeri e fuori dal finestrino, ascoltando un po’ di musica dal mio lettore MP3. Da quel viaggio a oggi ho preso tanti treni, per viaggi più o meno lunghi, più o meno emozionanti, più o meno in ritardo.

In ritardo come Adrien Brody nella scena iniziale de “Il treno per il Darjeeljng” di Wes Anderson.

Un film che mi ha lasciato tanto, un film che riesce ad affrontare con il giusto tono di colori, che contraddistingue i film del regista texano, il complicato rapporto di tre fratelli. È anche una questione di famiglia, quella che ti dà la giusta dose di valori che servono per affrontare i problemi e le gioie che segnano la nostra vita, con la luce che trovi nelle persone che sono vicine a te.

Nel film i tre fratelli, che non si parlano da un anno, fanno un viaggio sul Darjeeling Limited, con lo scopo di ritrovare sé stessi e il legame reciproco che avevano un tempo. Il tutto condito dall’imprevedibile e imperfetta naturalezza della luce della fotografia di Robert Yeoman.

La ricerca di una rinascita spirituale (“dobbiamo accettare ogni cosa, anche se sarà dolorosa e sconvolgente” dice Owen Wilson ai fratelli nel corridoio di uno dei vagoni) segna, nel bene e nel male, la nostra vita costantemente. Una ricerca interiore che affrontiamo da soli o in compagnia, in viaggio o seduti sul divano di casa nostra. O semplicemente fermi, nell’attesa che un treno passi, come nella foto che voglio proporre oggi.

treno

Io qualche treno l’ho perso, qualche altro l’ho visto passare rimanendo fermo, senza neanche provare a corrergli dietro più di tanto. Probabilmente non erano poi queste grandi occasioni o probabilmente io non ero il giusto passeggero. Poco male, ne sono passati altri e il viaggio continua.

I tre compagni concludono il loro viaggio liberandosi gradualmente delle difese che limitano la loro ricerca personale. Riescono ad aprirsi all’imprevedibilità della vita, alleggeriti del peso del passato e delle valigie, allo stesso modo di com’era iniziato il film: rincorrendo quel treno in corsa.

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