London Calling

È sempre una questione di luce…

…e gli inglesi guideranno sempre dal lato sbagliato (tranne in Savoy Court, a Londra, dove si guida a destra dal 1902, grazie ad una legge pensata per permettere alle donne di scendere dalle carrozze ed entrare direttamente all’interno del Savoy Theatre).

Oggi facciamo un salto nella capitale inglese, un salto indietro nel tempo, in un periodo che mi affascina particolarmente, i fantastici “Swinging Sixties”.

Siamo negli anni ’60, precisamente nell’aprile del ’66, quando il settimanale Time conia la definizione “Swinging London”. Qualche mese più tardi sarà proprio l’Inghilterra, con il suo capitano Bobby Moore, a vincere il suo primo e unico mondiale di calcio, ricevendo direttamente dalle mani della regina Elisabetta II la coppa Rimet.

Una rivoluzione culturale si sta abbattendo sulla Gran Bretagna, in particolare su Londra, ed è caratterizzata da una ventata di ottimismo e di innovazione culturale che trasforma in “cool” tutte le nuove idee che incontra, dalla fotografia al cinema, passando soprattutto per la moda e per la musica. Sono gli anni dei Beatles e dei Rolling Stones, degli Who e dei Mod, ma anche delle prime minigonne e delle coloratissime vetrine di Carnaby Street a Soho.

Una città moderna e dinamica che Antonioni riuscì a immortalare alla perfezione in Blow-Up (1966). Il film, premiato con la palma d’oro a Cannes nel ’67, parla della storia di un fotografo (Thomas, interpretato da David Hemmings) che durante la realizzazione di un progetto fotografico sulle persone della capitale inglese, scatta alcune foto ad una coppia di amanti in un parco.

Un giallo atipico, articolato sulla continua riflessione tra realtà e finzione, che prende il nome dalla tecnica fotografica usata da Thomas per analizzare meglio quello che sembra essere un delitto: il Blow-Up, appunto, che praticamente consiste nell’ingrandimento di una parte o della fotografia intera, come si vede nella scena quando Thomas appende le grandi fotografie in bianco e nero al muro del suo studio per poterle analizzare meglio (venne affittato lo studio di John Cowan).

Per le riprese del film il regista ferrarese si avvicinò molto all’ambiente della fotografia di moda londinese, visitando gli studi di famosi artisti per dare maggiore autenticità al suo personaggio. E fu’ proprio nello studio dell’americano David Montgomery, autore delle copertine dei dischi Electric Ladyland e The Who Sell Out, che Antonioni apprese alcune tecniche fotografiche.

E come nel film anche nella fotografia, in questo periodo, la realtà oggettiva si contrappone all’illusione. Il reportage concentrato sulla Vietnam da una parte (iconica è Flower Power di Bernie Boston) e i ritratti delle star di Brian Duffy e Terry O’Neill dall’altra. Quest’ultimo nel ’66 si trova proprio sul set di Blow-up per fare qualche scatto a David Hemmings, mentre nel teatro di posa a fianco a quello usato da Antonioni, Kubrick aspettava che finissero le riprese per utilizzare le luci inventate da Carlo Di Palma per girare la famosa scena della centrifuga nell’astronave di 2001: Odissea nello spazio.

Da lì a qualche anno l’energia e l’esuberanza giovanile degli Swinging Sixties lasceranno il posto alla rottura generazionale e alla ribellione, in una Londra dove l’unica cosa rimasta swinging è un manganello che rotea, come cantava Joe Strummer naturalmente in London Calling.

 

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